Un giorno, passando davanti ad un’edicola, fui attratto dalla copertina di un giornale, dalla quale occhieggiava uno “strano” cane, mai visto prima. Fui quasi ipnotizzato da quegli occhi neri, dolci ed espressivi, così entrai e comprai la rivista. Ancora non sapevo, ma leggendo quegli articoli scoprii molto presto di aver trovato il cane giusto per me: il Rottweiler.
Qualche tempo dopo, mentre ero in auto, vidi una signora con il suo Rottweiler al guinzaglio; ancor prima di pensare, mi fiondai fuori, ritrovandomi accanto a lei, che pazientemente rispondeva al mio “fuoco incrociato” di domande. Seppi di trovarmi di fronte a Loretta Prati, coniugata a Lamberto Lucchi, per me ancora illustri sconosciuti; il cane invece era la piccola, si fa per dire, Ossi Von Markgraflerland, otto mesi.
Questo incontro, di cui ancora non immaginavo le future conseguenze, mi spinse ancor più decisamente nel magnifico mondo dei Rottweiler. Aspettando il mio turno dal veterinario per il controllo dei miei gatti, nella classica situazione da sala d’aspetto, iniziai a conversare con una coppia in possesso di un magnifico bovaro del bernese; confidai loro la mia passione per il rott, aggiungendo non sapevo proprio dove trovare un buon allevamento.
Uno dei due mi parlò di una “ragazza tedesca” (rivelatasi poi svizzera), che faceva proprio quello, dalle parti di Ravenna; non erano in grado di fornire informazioni più precise, ma se mi fossi recato presso un certo campo d’addestramento il martedì sera, probabilmente l’avrei incontrata. Pur non sapendolo, ero ad un passo dalla “svolta”!
Senza por tempo in mezzo, il primo martedì utile, mi presentai al campo; era evidentemente troppo presto, non c’era quasi nessuno, ma interrogando i pochi presenti seppi che, sì, la ragazza era attesa, ma sarebbe arrivata, come solito, più tardi.
Finalmente arrivò un furgone bianco, dal quale scese la famosa ragazza bionda; mentre era intenta a far uscire dal portellone laterale i suoi tre rottweiler al guinzaglio, educatamente, o almeno così credevo, mi presentai ed in rimando ottenni un freddo e distaccato “Yvonne Richard" Titolare dell'affisso del Cavaliere Nero (capii il motivo tempo dopo…a suo giudizio correvo un po’ troppo, avendo saltato completamente l’appropriato “lei” ed iniziando subito con il “tu”!).
A dire il vero non ci feci molto caso e cominciai a bombardare anche lei con numerose domande sulla razza e volli anche sapere il nome dei suoi tre cani, che nel frattempo si erano dolcemente appoggiati a me, suscitando una bellissima sensazione…Risposta “ Alfa, Donna e Gioia del Cavaliere Nero, tutte femmine”.
A quel punto, completamente conquistato…dai cani, le chiesi se avesse cuccioli maschi disponibili. Seppi che Donna era stata “coperta” da uno stallone tedesco, ma immediatamente dopo Yvonne precisò che mai mi avrebbe dato un maschio, in quanto ritenuto incapace di gestirlo adeguatamente. Inutile sottolineare che rimasi molto male, salutai in tutta fretta quell’ antipaticissima ragazza e me ne andai.
Il fatto in ogni caso non mi “smontò” per niente, tanto che continuai a leggere molto, cercando anche gli indirizzi degli allevamenti più vicini.
La scelta cadde sull’affisso “della Rocca Brancaleone”, quindi mi misi in contatto con il titolare, Adrio Tappi; effettivamente stava aspettando la nascita di una cucciolata, risultato dell’accoppiamento di Anca e Caruso del Cavaliere Nero. Le richieste erano molte, sicchè Tappi mi suggerì di non aspettare troppo a decidere e prenotare un piccolo, cosa che feci. Nel frattempo continuai la frequentazione del campo, così incontrai nuovamente Yvonne; la informai del nuovo sviluppo e con una certa sorpresa da parte mia, disse di esserne già informata (molto semplicemente, pur avendo attività separate, i due allevatori abitavano nella stessa casa). Dopo la nascita dei cuccioli, seppi da Yvonne della rinuncia ad alcune prenotazioni,di un’altra cucciolata, quindi, se mi fossi affrettato sarei riuscito, finalmente, ad accaparrarmene uno. Il giorno seguente telefonai a Tappi, il quale m'informò che per scegliere il piccolo avrei dovuto presentarmi da lui quello stesso giorno ed ovviamente mi precipitai appena finito il lavoro, insieme ad un amico. Mi trovai di fronte a Yvonne ed allo stesso Tappi, che vedevo di persona per la prima volta; terminate le presentazioni di rito, iniziò il sogno….Furono liberati dal box due cuccioli; Thor e Barney, quindi Adrio mi chiese di scegliere. Impossibile descrivere la mia emozione e soprattutto quanto fossi frastornato, ragion per cui non sapevo proprio che fare; il più grosso dei due “diavoletti” prese una pallina ed iniziando a giocarci, ringhiava a chiunque si avvicinasse. Fu quello il momento decisivo: sarebbe stato lui, Barney, il mio tanto desiderato rottweiler! Quando, voltandomi, lo dissi a Tappi, lui si girò verso Yvonne dicendo “Te lo dicevo che avrebbe preso quello!”; a quel punto, un po’ sorpreso, gli chiesi “Ho scelto bene?” “ Hai scelto il più grosso, chi non sa niente della razza sceglie sempre il più grosso…”
Tappi fu lo stesso molto gentile, spiegandomi come avrei dovuto crescere il cucciolo; quindi, terminate le sue indicazioni, presi Barney in braccio e lo depositai delicatamente sulle ginocchia del mio amico, già pronto sui sedili posteriori della mia auto. Salutai e partii, ancora incredulo verso la realizzazione del mio grande sogno, ma era proprio vero: finalmente avevo un Rottweiler!
CH Barney
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